Semiotic
Yoga
Non abbiamo bisogno di tornare alla natura. Non ne siamo mai usciti.
Il Semiotic Yoga propone di rimanere tra significante e significato nella condizione emotiva dell’auto-rispetto.
Non cerca una verità nascosta nel corpo e non assegna significati alle posizioni o ai movimenti.
Propone una pratica nella quale ciò che sorge può rimanere mobile, senza essere costretto a diventare una verità.
Biologia · Semiosi · Poiesis
Non tre teorie separate, ma tre passaggi dello stesso percorso: la natura che vive, nell’umano significa e può prendersi cura del proprio significare.
La natura
che vive
Dalle correlazioni senso-effettorie alle possibilità sempre più ampie di coordinazione del vivente.
Comprendere il vivente →La natura
che significa
Nell’umano il significante fa sorgere significati; il significato può diventare ponte verso un nuovo significante.
Entrare nella semiosi →Il corpo
che pratica
Il praticante vive ricorsivamente il proprio corpo perché ciò che sorge possa tornare disponibile alla relazione.
Entrare nella pratica →La Spirale semiotica
La Spirale non porta il praticante verso un significato corretto. Rende praticabile il rimanere tra significante e significato.
Si entra alle ore 3 da ciò che è già sorto. La Dissolvenza ne rende meno necessaria la configurazione; alle ore 6 si apre Spazio; la Costruzione rende nuovamente disponibile il corpo nella sua storia ricorsiva.
Rendere nuovamente
disponibile il corpo.
Il praticante non cerca il significato giusto.
Vive il proprio corpo abbastanza da rendere nuovamente disponibile ciò che stava diventando necessario: una parola, una forma, una decisione, un giudizio, una risposta.
La competenza e la storia non vengono cancellate. Entrano nella Spirale con il corpo che le ha vissute.
Spugna, Medusa, latero-medio, ante-retro, intra-extra, articolazioni e lingua non sono significati: sono organizzazioni del movimento vissute ricorsivamente.
La stessa Spirale. Mondi differenti.
Non esistono Spirali professionali differenti. Cambiano la storia del praticante, le competenze, le situazioni incontrate e le azioni che possono sorgere.
Il significato dell’altro rimane dell’altro.
Il significato che sorge in me non diventa per questo il significato che deve sorgere nell’altro.
Il praticante può prendersi cura del proprio partecipare alla relazione. Può proporre, parlare, toccare, decidere, attendere. Ma non può appropriarsi della semiosi dell’altro.
L’altro e la relazione →